Emiliano Malagoli: il fondatore di Di.Di. Diversamente Disabili si racconta

Pubblicato il: 03 Dicembre 2022

Intervista a Emiliano Malagoli, fondatore di Di.Di
Diversamente Disabili

Emiliano Malagoli non sta mai fermo, soffre di un'acuta forma di presbiopia che gli fa vedere solo gli obiettivi più lontani. Il vero problema? Trovarne sempre di nuovi da raggiungere. Lucchese di nascita, a 36 anni Emi aveva già vissuto un paio di vite, tra cui una a Livorno come paracadutista e una sulle piste del Trofeo Italiano Amatori nel 2008. E diciamocelo pure: famiglia e moto sono state le costanti, prima e dopo quell'incidente con la Ducati Hypermotard 1100 che a 36 anni gli è costato l'amputazione di una gamba. 

A dirla proprio tutta però non è il 36 il numero che gli ha segnato la vita, ma il 39, un numero che ricorre e che in un certo senso è una dedica d'amore per le sue due figlie. E allora perché non usarlo come numero di gara? Si, perché dall'incidente Emiliano e la sua compagna Chiara Valentini non hanno fatto altro che aprire strade laddove non c'erano. Fondando Di.Di. Diversamente Disabili, associazione italiana che si occupa di portare (o riportare) persone disabili in moto permettendo loro di ottenere Patenti AS. Creando un campionato in pista segnando il passo per un motociclismo paralimpico italiano prima con l'Octo Bridgestone Cup, e internazionale poi con l'International Bridgestone Handy Race. Grazie agli sforzi Di.Di. nel 2021 arriva anche il riconoscimento ufficiale FIM che sigla il primo campionato di motociclismo paralimpico, la European Bridgestone Iron Cup.

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La tua vita sembra scandita da momenti in moto.
Quali consideri i tre più importanti?

Senza dubbio il primo coincide con il giorno in cui sono ritornato a gareggiare in moto dopo l'incidente. Mi sono dato un anno di tempo, ma già in ospedale avevo questo chiodo fisso. Riabilitazione dura, burocrazia infinita. Tornare al Mugello è stato il primo grande traguardo della mia vita, o meglio il primo traguardo che posso dire solo mio. Il secondo momento importante è stato quando siamo riusciti a portare l'International Bridgestone Handy Race a Le Mans, in concomitanza con la gara di MotoGp nel 2017. Te lo immagini tutto quel pubblico di fronte a noi che si aspettava di veder correre Rossi, ma che si trova ad esultare per noi? Il terzo non è un momento preciso, ma un traguardo. Quando sono riuscito ad aiutare le prime persone con disabilità a risalire in moto. Rendere felici gli altri per rendere felici se stessi è la forma di egoismo più altruista che sono riuscito a trovare. 

Emiliano, cos'è per te la disabilità?

La disabilità è la fotografia di una condizione, mentre l'handicap è la possibilità o meno di fare certe cose. Per migliorare la vita di un disabile non devi far altro che ridurre gli handicap. Farsi l'esempio di una possibilità, questo abbiamo cercato di fare io e Chiara fondando l'associazione Di.Di. Diversamente Disabili. Prima del Di.Di. un disabile che voleva tornare in moto doveva affrontare tutto da solo, compreso comprarsi la moto e modificarla ancora prima di sapere se la cosa faceva per lui o meno. Qualche barriera economica l'abbiamo abbattuta anche se siamo consapevoli che la sfida vera è quella di rimettere le persone in sella alla vita di tutti i giorni, ridare autostima. La disabilità emotiva è più impattante di quella fisica. Una cosa che ho imparato è che il sorriso è causa di felicità. Dovremmo tutti imparare a sorridere un po' di più.

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Parli di farsi esempio di una possibilità. Quali sono stati i tuoi esempi invece?

Ho sempre ammirato Kevin Schwantz. Vinse il motomondiale classe 500 con la Suzuki nel 1993. Era chiamato "pilota kamikaze", era esuberante e folle. Dava spettacolo. Come non amarlo? Un altro esempio è Alex Zanardi, che è sempre stato fonte di ispirazione per la sua forza di volontà. Infine non posso non citare il grande Alan Kempster, pilota australiano che ho avuto modo di conoscere di persona. Guidava la moto senza gamba e braccio dal lato sinistro. Lui era la prova vivente che sopra la moto si è tutti uguali.

Parliamo di Patente AS. Come funziona?

La patente speciale è il certificato di idoneità rilasciato, a seguito di visita presso un’apposita Commissione Medica Locale, a persone affette da minorazioni anatomiche, funzionali o sensoriali, per la guida di veicoli modificati in funzione delle proprie patologie (o di veicoli che comunque presentino caratteristiche costruttive tali da rendere necessario uno specifico adattamento). Per sostenere l'esame bisogna presentarsi con la moto adattata, ma nessuna scuola guida italiana investe per acquistarla. La nostra associazione mette a disposizione moto adattate per le esercitazioni e l'esame, sostenendo gli interessati in tutte le fasi burocratiche e pratiche del percorso che dura circa 4 mesi nel complesso, compresa la visita iniziale. Grazie ai nostri partner riusciamo a garantire prezzi accessibili. 

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Moto per disabili: quali sono le modifiche principali e quanto costano?

Gli adattamenti più frequenti nelle moto per disabili sono lo spostamento a sinistra di acceleratore, freno e frizione in caso manchi il braccio destro, lo spostamento dei comandi di cambio sul manubrio in caso di gamba sinistra mancante e lo spostamento del freno posteriore sul manubrio. Le moto per disabili su strada devono essere omologate e immatricolate nuovamente, mentre su pista è sostanzialmente il meccanico che si assume la responsabilità della modifica. Per intenderci la modifica sul freno posteriore in pista costa circa 400 euro, ma per omologarla su strada il costo è tre volte tanto. In generale i costi dipendono dalle modifiche richieste.

Cosa riserva il futuro dell'associazione Di.Di.?

Lato competizioni paralimpiche abbiamo fatto dei passi da gigante negli ultimi anni grazie alla FMI e al Comitato Italiano Paralimpico. Questo ha aperto la strada con FIM Europe. Avere regolamenti e standard europei è un grande passo avanti per il motociclismo paralimpico. Ora sogno un mondiale! Nel futuro puntiamo a continuare e incrementare i progetti legati a Patenti AS, Mototerapia in collaborazione con il reparto di oncologia infantile del Policlinico Gemelli di Roma e il progetto di Educazione Stradale nelle scuole. Quest'ultima è un'attività che, complice la svolta digitale forzata dal Covid, ha avuto un grande sviluppo. Durante la pandemia abbiamo condotto 9000 incontri su Zoom e Meet con scuole di tutta Italia. 

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E il futuro cosa riserva ad Emiliano Malagoli?

Bella domanda. Ho lanciato una linea di abbigliamento D-Different con capi dotati di particolari soluzioni tecniche che li rendono facili da indossare per chi ha disabilità fisica, e sono diventato Mental Coach Sportivo. Ho un bel rapporto con la fatica, è il metro per capire se l'obiettivo è quello giusto. Senza lo sforzo il traguardo perde di significato per me. Come nel 2019, quando ho partecipato alla Maratona di New York. Potevo decidere di fare una maratona a Firenze, ma scegliere New York ha eliminato ogni alibi per rinunciare.
Quest'anno ho voluto fare il bis correndo alla BMW Berlin Marathon di Settembre. L'approccio giusto per migliorarsi è sfidarsi e superarsi, e io sono da sempre pronto al sorpasso!

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